Il Tribunale di Roma, con sentenza del 1° aprile 2026, ha dichiarato vessatorie alcune clausole contrattuali che permettevano alla piattaforma di streaming di modificare unilateralmente condizioni e prezzi.
Questa decisione s’inserisce nel quadro dell’evoluzione della tutela inibitoria collettiva in ambito consumeristico.
Nel caso esaminato, i giudici capitolini hanno ritenuto illegittime le clausole che consentissero modifiche unilaterali dei prezzi e dei piani di abbonamento, richiamando non solo i punti cruciali in materia di clausole abusive\vessatorie della normativa italiana ma, anche, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea, secondo la quale tali modifiche sono ammesse solo se trasparenti ed in buona fede.
Il Tribunale ha imposto inoltre, misure correttive molto incisive, in quanto la società dovrà inviare direttamente a tutti gli utenti che hanno subito un aumento del prezzo (dichiarato illegittimo) un messaggio via e-mail o tramite raccomandata, nel quale deve essere dichiarata l’abusività di tali clausole e la possibilità di chiedere la restituzione delle somme versate.
Infine, i giudici capitolini, hanno ordinato la pubblicazione della sentenza nel sito internet della piattaforma garantendo così adeguata visibilità del dispositivo.
La sentenza, sottolinea come l’azione inibitoria collettiva, permetta di migliorare l’informazione e la tutela dei consumatori, ma allo stesso tempo ne evidenzia anche il limite, in quanto per ottenere concretamente i rimborsi, spesso è necessaria un’iniziativa individuale o un’azione collettiva, con il rischio che per importi modesti i consumatori non agiscano.