L’ordinanza della Corte di Cassazione n. 3400 del 10 febbraio 2025, stabilisce un principio importante in materia di accertamento del demansionamento. Quando è necessario verificare se un lavoratore sia stato adibito a mansioni inferiori rispetto a quelle corrispondenti alla sua qualifica o posizione funzionale il giudice deve fare una valutazione logica stringente. La Corte sottolinea che il giudice di merito, per valutare correttamente la sussistenza di un demansionamento, deve seguire un procedimento logico-giuridico strutturato in tre fasi successive e imprescindibili.

La prima fase consiste nell’accertamento in fatto delle attività lavorative effettivamente svolte dal lavoratore; la seconda consiste nell’individuazione delle qualifiche e dei gradi previsti dal contratto collettivo di categoria e alle quali risulta inquadrato il lavoratore; la terza ed ultima consiste nel raffronto tra le attività svolte e le previsioni contrattuali. Questo al fine di verificare se le attività svolte dal lavoratore siano coerenti con la sua qualifica o se, invece, si configuri un demansionamento.

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